Anche il 2001 sta volgendo al suo termine. Guardando indietro, agli ultimi dodici mesi del nostro cammino, scopriamo che, come ogni anno, lo abbiamo percorso in un frequente intrecciarsi di sofferenza e di gioia: abbiamo vissuto nella gioia perché abbiamo goduto le benedizioni del nostro essere liberi in Cristo e del nostro vivere sulla terra come cittadini del Cielo, ma, nello stesso tempo, abbiamo vissuto anche nella sofferenza: le prove fisiche, morali e affettive ci hanno ricordato anche questanno che la nostra liberazione non è ancora totale e che continuiamo a vivere, pur se come forestieri, la realtà della Terra, che ci dispensa,talvolta a piene mani, dolore, lacrime, morte. Viviamo una gioia sofferta ed una sofferenza gioiosa: una gioia spesso offuscata dalla sofferenza ed una sofferenza sempre consolata dalla gioia.
I Giudei, rientrati a Gerusalemme dopo lesilio babilonese, levavano canti di gioia perché Dio aveva fatto per loro grandi cose, riportandoli a casa, ma, allo stesso tempo, soffrivano per coloro che erano ancora deportati ed erano coscienti che il loro impegno di servizio e di testimonianza sarebbe stato vissuto con lacrime e piangendo (Sl 126), ma sapevano anche che, al momento del raccolto, avrebbero di nuovo levato canti di gioia. Questo è anche il nostro cammino: abbiamo sofferto quando eravamo schiavi del peccato e lontani da Cristo; ci siamo rallegrati e ci rallegriamo perché in Cristo siamo stati liberati; nello stesso tempo, soffriamo per Cristo in un mondo che ci è ostile, ma sappiamo che presto (molto presto!) gioiremo perché saremo con Cristo.
La Parola ci ricorda che Gesù sopportò la croce, disprezzando linfamia a motivo della gioia che gli era posta dinanzi (Eb 12:2). Ecco là il segreto: quando il peso della sofferenza e lo scorrere delle lacrime si fanno più insistenti, impariamo a guardare alla gioia che ci è posta dinanzi. Guardiamo al giorno nel quale, dopo che la morte sarà stata annientata e dopo che le lacrime saranno state asciugate da ogni viso, anche noi potremo gridare: Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati!Questo è il Signore in cui abbiamo sperato; esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza! (Is 25:9).
Quando sentiamo la fatica e il peso del nostro servizio e quando lessere testimoni di Cristo ci porta a soffrire, quando cioè il nostro portare il seme è vissuto piangendo e il nostro seminare è vissuto con lacrime, pensiamo ai canti di gioia con cui accompagneremo la mietitura e il raccolto.Ed è bello pensare che sui piatti della bilancia la gioia e la sofferenza non rivelano lo stesso peso: il piatto della gioia è giù in basso, quello del dolore su in alto. Infatti, ci ricorda Paolo, la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria (2Co 4:17). Così, quando pensiamo ad esempio al nuovo anno che ci attende, cè una cosa che ignoriamo: non sappiamo se nelle sue giornate prevarranno i momenti di gioia o i momenti di dolore.Ma una cosa sappiamo con certezza; qualunque evento ci accada, il nostro, per la grazia di Dio in Cristo Gesù, sarà un futuro di gloria e di gioia. Quindi: non siamo sicuri se nel futuro soffriremo ancora, ma siamo sicuri che in Cristo gioiremo! La sofferenza è una probabilità, la gioia è una certezza!
Abbandoniamoci allora completamente alle promesse del Signore e la pace di Dio che supera ogni intelligenza custodirà i nostri cuori e i nostri pensieri in Cristo Gesù (Fl 4:7).
Paolo Moretti