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L’importanza di conoscere il significato delle cose


STORIA ANTISEMITA DEL NATALE


Nello scorso mese di dicembre, come ogni anno, ovunque nel nostro Paese, ma anche altrove nel mondo, sono spuntati, in occasione del Natale, i presepi, espressione tipica della tradizione cattolica. Ma non c’è solo l’accostarsi idolatrico alla statuetta del “gesù bambino” a rattristare i credenti, c’è anche dell’altro...



Perché il bue e l’asino nel “presepe”?

      I presepi, apparsi numerosi in occasione dell’avvento e del Natale nelle “chiese”, nelle case, nei negozi, per le strade e per le piazze, hanno rivelato anche quest’anno ricche varietà di forme e di stili. Ce ne sono stati infatti di grandi e di piccoli, di europei e di africani, di orientali e di occidentali... sempre circondati di palme e di abeti e caratterizzati dalla presenza delle più diverse statuine.
      Ci sono, però, in questa varietà, due “personaggi” che non mancano mai: il bue e l’asino.
     
Come giustificare la presenza di questi due animali?
      Non li troviamo infatti da nessuna parte nei racconti biblici relativi alla nascita di Gesù.
      Al tempo dei cosidetti “padri della Chiesa” qualcuno ha furtivamente introdotto il bue e l’asino nella storia di Natale, con un preciso secondo fine.
      La ragione di questa furtiva introduzione? L’odio per i Giudei, che veniva giustificato con le parole di Isaia 1:2-4:
      “Udite, o cieli!E tu, terra, presta orecchio! Poiché il Signore parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.Il bue conosce il suo possessore e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento. Guai alla nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d’Israele, hanno voltato le spalle e si sono allontanati...”.
     
Quindi, appoggiandosi su queste parole di Isaia, si è sviluppato dai tempi dei padre della Chiesa questo ragionamento:
      “Appare chiaro che il bue e l’asino hanno più intelligenza del popolo d’Israele; facciamo dunque in modo di collocare questi due animali accanto alla greppia per testimoniare che essi riconoscono il loro “padrone” e “la greppia del loro signore”, cosa che non hanno fatto sicuramente i Giudei.”
     
La presenza dei due animali accanto alla culla di Gesù è quindi frutto di una pensiero antisemita.


Gli impegni di Dio contro ogni forma di antisemitismo

      Non possiamo certamente ignorare che Israele si è spesso comportato come un bue o un asino, cioè con indifferenza, rivelando una mente ribelle ed ottusa. Perciò Dio ha dovuto far cadere dei gravi giudizi sul suo popolo delle vecchia Alleanza e delle nazioni straniere hanno dominato su di lui. Questa serie di giudizi raggiungerà il suo culmine al tempo della fine.
Ma l’Eterno condurrà finalmente il suo popolo alla mèta. Egli, infatti, rimane sempre fedele alle sue promesse; Egli le compirà sicuramente:
      “Io non ti farò più udire gli oltraggi delle nazioni, e tu non porterai più il disprezzo dei popoli...” (Ez 36:15).
      Nel celebre cantico di Maria sulla nascita di Gesù viene testimoniato chiaramente che l’alleanza di Dio con Abramo e con i patriarchi ha un valore eterno per tutta la loro discendenza:
      “Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia, di cui aveva parlato ai nostri padri, verso Abramo, e verso la sua discendenza per sempre(Lu 1:54-55).
      Ecco esattamente quello che Dio aveva promesso ad Abramo:
      “Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te” (Ge 17:7).
      Per questo motivo Gesù è venuto!
      Egli non si è fatto uomo per permettere all’antisemitismo di trionfare su Israele, ma al contrario per confermare l’alleanza eterna stabilita da Dio con il suo popolo:
      “Infatti io dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi (dei Giudei) a dimostrazione della veracità di Dio per confermare le promesse fatte ai padri(Ro 15:7).
      Chiunque voglia privare Israele delle promesse mette in discussione “la veracità di Dio” e l’opera del Signore Gesù sulla croce. Fa Dio bugiardo, perché Cristo non è venuto per ritirare ad Israele le promesse, ma per attestarle.


La via di Dio con Israele attraverso l’antisemitismo

      Nella “storia antisemita del Natale” c’è qualcuno che recita una parte importante: il re Erode. Egli fu uno dei primi antisemiti del Nuovo Testamento. Si oppose alla nascita di Gesù, cerco di ostacolare il piano di salvezza:
      “...mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il territorio dall’età di due anni in giù” (Mt 2:16).
      Perché un’azione del genere?
      Erode era terrorizzato all’idea di perdere il suo potere a causa del “re dei Giudei che è nato” (Mt 2:2)?Oppure nel suo funesto ordine di sterminio c’era una ragione spirituale realmente più profonda?
      Come molti sanno, Erode era un Edomita. Gli Edomiti erano un popolo uscito dalla discendenza di Esaù (Ge 36:1, 8, 43).In Romani 9:13 l’apostolo Paolo cita Malachia 1:2-3 testo nel quale l’Eterno dichiara: “...io ho amato Giacobbe ed ho odiato Esaù”.
      Perché mai odiare Esaù? Perché Esaù non credeva alla risurrezione!
      Quando fu messo in gioco il suo diritto di primogenitura, egli rispose a suo fratello Giacobbe:
      “Ecco io sto morendo.A che mi serve la primogenitura?” (Ge 25:32).
      Esaù negò dunque la risurrezione; egli non credeva nel compimento futuro delle promesse di Dio ad Israele né, in un senso più profondo, all’opera che Dio avrebbe compiuto per l’uomo in Cristo Gesù attraverso la sua morte e la sua risurrezione.
      Per questa sua scelta Esaù è diventato “figura” di coloro che hanno i loro interessi più intimi tutti rivolti alla terra, di coloro che non vedono al di là di questo orizzonte, disprezzando così i valori dello spirito.
      Ecco perché Esaù è chiamato in Ebrei 12:16 “fornicatore o profano”. Come esempio, possiamo ricordare che egli sposò per una scelta personale e volontaria due donne pagane, che furono causa di molta sofferenza per i suoi genitori (Ge 26:34-35).
      In Malachia 1:1-4 il paese di Edom (leggi: di Esaù) è definito come “Territorio dell’empietà” e e gli Edomiti come “Popolo contro il quale il Signore è sdegnato per sempre”.
      Ezechiele 32:28-32 annuncia che gli Edomiti “giacciono con gli incirconcisi” e “scendono nella fossa”.
     
C’è allora da meravigliarsi se, durante la dominazione romana, si sia trovato sul trono un discendente di Edom, proprio nel momento in cui il Figlio di Dio nasceva a Betlemme?
      Sappiamo anche che, al momento del massacro dei bambini ordinato da Erode, non era in gioco soltanto un trono reale, ma Esaù contro Giacobbe, Erode contro Gesù, il regno dei morti contro il paradiso, ciò che è provvisorio contro ciò che è eterno.
      La persona di Erode si oppone in modo drammaticamente evidente alle promesse che Dio ha fatto ad Abramo per sempre e che sono confermate dalla morte e dalla risurrezione di Gesù Cristo.
      Si comprendono così le ragioni per cui un altro Erode non abbia avuto verso il Signore Gesù che parole di scherno e di disprezzo. Per mezzo di lui il regno dei morti voleva ergersi contro Colui che avrebbe vinto la morte (Lu 23:11).
      Così come fu ancora un Erode a far decapitare Giovanni Battista e ciò perché lui, Erode, era tutto preso dai piaceri degli occhi e della carne e i suoi desideri più intimi erano rivolti solo alla terra (Mt 14:6-11).
      Fu ancora un Erode a far eseguire la sentenza di condanna a morte nei confronti di Giacomo, fratello di Giovanni, e a far imprigionare Pietro (At 12:1-3).
      Quando, infine, il sinedrio respinse la testimonianza degli apostoli, Erode giocò un ruolo importante.
      La prima chiesa era di uno stesso cuore nel pregare e nel dire a Dio, fra le altre cose:
      I re della terra si sono sollevati, i prìncipi si sono riuniti insieme contro il Signore e contro il suo Cristo. Proprio in questa città, contro il tuo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele” (At 4:26-27).
      Scopriamo così che, ad ogni tappa importante della storia della salvezza, un Erode antisemita si è levato per impedire alla vita eterna di manifestarsi.
      Non è allora certamente a caso che sono scritte queste parole, a proposito di Edom e di altri nello sheol (il regno dei morti):
      “Là è Edom con tutti i suoi re e con tutti i suoi prìncipi... Là sono tutti i prìncipi del settentrione e tutti i Sidoni, che sono discesi con gli uccisi, coperti di umiliazione, nonostante il terrore che incuteva il loro valore. Giacciono incirconcisi con gli uccisi di spada, e portano la loro vergogna con quelli che scendono nella fossa” (Ez 32:29-20).
      Alla luce di queste parole profetiche non è certo sorprendente leggere quanto è scritto a proposito dell’orgoglio e della morte terribile dell’Erode che aveva fatto uccidere l’apostolo Giacomo:
      “Nel giorno fissato, Erode indossò l’abito regale e sedutosi sul trono, tenne loro un pubblico discorso.E il popolo acclamava: «Voce di un dio e non di un uomo!» In quell’istante un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato gloria a Dio; e, roso dai vermi, morì. Intanto la Parola di Dio progrediva e si diffondeva sempre di più” (At 12:21-24).
      Questo tremendo giudizio di Dio che colpì Erode si capisce meglio quando lo si legge alla luce degli antefatti spirituali che lo avevano preceduto: Edom era un popolo estremamente antisemita. Quest’atteggiamento avrà ancora un ruolo importante, secondo le rivelazioni bibliche relative ai tempi della fine e al “giorno del Signore”:
      “Ricordati, Signore, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme dicevano: «Spianatela, spianatela, fin dalle fondamenta»”
(Sl 137:7).
      “A causa della violenza fatta a tuo fratello Giacobbe, tu sarai coperto di vergogna e sarai sterminato per sempre” (Ab 1:10).
      “Dicono:«Venite, distruggiamoli come nazione e il nome d’Israele non sia più ricordato!» Poiché si sono accordati con uno stesso sentimento, stringono un patto contro di te: le tende diEdom e gli Ismaeliti; Moab e gli Agareni...” (Sl 83:4-6).
      Sono convinto che ogni forma di antisemitismo nasce dallo “spirito di Edom”, che è ispirato dal diavolo.
      Al tempo della fine, questo spirito di morte proveniente da Edom si ergerà sempre più contro il popolo d’Israele, ma non raggiungerà il suo scopo.


La caduta e il rialzamento d’Israele

      È giusto affermare che Israele, diversamente dal bue e dall’asino, non riconosce ormai da molto tempo la greppia del suo Signore. Così come è vero che questo Signore è diventato una pietra d’inciampo per una gran parte del suo popolo. Il vecchio Simeone aveva così descritto questa realtà:
      “Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione...” (Lu 2:34).
      Egli è posto non soltanto “a caduta” ma anche “a rialzamento”!
      In Isaia 1 abbiamo letto:
      “Il bue conosce il suo possessore, e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento” (v. 3),
      ma proprio nello stesso capitolo sono anche riportate queste parole:
      “«...Ristabilirò i tuoi giudici com’erano anticamente, e i tuoi consiglieri, com’erano al principio.Dopo questo, sarai chiamata la città della giustizia, la città fedele.» Sion sarà salvata mediante il giudizio, e quelli che in lei si convertiranno saranno salvati mediante la giustizia(vv.26-27).
      Grazie al diritto acquisito, attraverso la sua giustizia, da Colui che è morto e risuscitato, Israele sarà finalmente ricondotto alla “greppia” del suo Signore

Norbeth Lieth
(da “Nouvelles d’Israël”;
dicembre 2000, pagg. 6-8)