Scritta dal carcere
LA LETTERA DI PAOLO
AI FILIPPESI (III)
Nella conclusione del primo capitolo, lapostolo Paolo parla del suo desiderio di essere sottomesso alla volontà del Signore relativamente alla sua vita, ma sottolinea la sua disponibilità ad essere ancora di aiuto ai credenti di Filippi per il progresso e la difesa del Vangelo.
Vari modi di predicare Cristo (1:15-21)
Paolo informa i Filippesi su alcune persone che parlavano di Cristo, con uno spirito diverso da quello cristiano.
Infatti i motivi che spingono i diversi predicatori ad annunciare Cristo sono i più disparati. Si potrebbe avanzare lipotesi che questi uomini siano in qualche modo invidiosi di Paolo. Mentre lapostolo si trova in prigione, essi colgono loccasione per riacquistare prestigio e accattivarsi la simpatia degli uomini. Bisogna stare attenti a desiderare lattenzione su sé stessi. Il fulcro è rappresentato dal Signore Gesù.
Nel testo non si ha una chiara carta didentità di queste persone, ma sta di fatto che esse avevano nel cuore sentimenti carnali e si comportavano così per recare afflizione allapostolo (1:17).
È veramente triste vedere quello che succede in coloro che sono spinti soltanto da uno spirito egocentrico e arrivista e che utilizzano il nome di Cristo, soltanto con lo scopo di esaltare sé stessi. Tutto ciò fa certamente riflettere!
Qualsiasi persona sarebbe rimasta amareggiata da tutto ciò, ma Paolo non pensa a sé, ma a Cristo e allEvangelo. Infatti, nella seconda parte, si può osservare come sia viva nel cuore dellapostolo la speranza che in qualsiasi circostanza il nome di Cristo sarebbe stato esaltato.
Non si può rimanere che gioiosi guardando a come lapostolo fa fronte alle tristi notizie costituite dallorgoglio e dalla rivalità, nella stessa predicazione cristiana.
Una distinzione importante (1:15-17)
Molte volte si sente dire: Bisogna guardare sé stessi e non i difetti degli altri, rimarcando, tra laltro, quello che un giorno il Signore Gesù disse quando istruì i Suoi discepoli circa la condotta che dovevano tenere: Come puoi dire a tuo fratello: «Fratello, lascia che io ti tolga la pagliuzza che hai nellocchio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nellocchio tuo? Ipocrita, togli prima dallocchio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nellocchio di tuo fratello (Lu 6:42). Purtroppo, bisogna confessare che molte volte si cade nel pericolo messo in evidenza dal Signore. Ci si sofferma a guardare i difetti degli altri, senza mai farsi un proprio esame.
Tuttavia bisogna anche dire che, riguardo alla predicazione cristiana, è indispensabile e giusto fare delle determinate distinzioni a motivo dellimportanza di cui è caratterizzato lannuncio del Vangelo. Non è a caso che Paolo informa i Filippesi sullesistenza di persone che mescolavano la predicazione cristiana con dei sentimenti carnali.
1. Contrapposizione tra sentimento carnale e spirituale (1:15).
Lapostolo desidera proprio rendere ufficiale questa particolare informazione a tal punto che egli afferma Vero è, escludendo a priori tutte quelle illazioni o supposizioni che potevano, forse, nascere negando il fatto. Lapostolo non ha fatto maldicenza, ma ha portato avanti una situazione che esisteva in quel periodo e che purtroppo si riscontra anche ai giorni nostri. Paolo afferma in maniera chiara ed inequivocabile: alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità. Il meraviglioso nome di Cristo non può e non deve essere mescolato a quello che produce la carne e qui vi sono due sentimenti carnali.
Linvidia. Non si può ignorare quello che la Scrittura afferma su questo sentimento carnale, ad esempio che linvidia genera il disordine e la contesa (Gm 3:16). Inoltre linvidia è intrinseca nellorgoglio (1 Ti 6:4) e nellannunciare il Vangelo linvidia deve essere assente, perché la predicazione cristiana deve essere caratterizzata dallumiltà.
La rivalità. Paolo nella seconda lettera ai Corinti scriveva: Infatti, temo, quando verrò, di non trovarvi quali vorrei, e di essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra di voi contese, gelosie, ire, rivalità (2Co 13:4). È proprio così: rivalità e invidia sono veramente distruttive!
Fino ad ora abbiamo visto laspetto negativo che Paolo sottolinea. Egli però non vuole assolutamente contristare i Filippesi, infatti egli parla anche di coloro che erano caratterizzati dalla rettitudine spirituale: ma ce ne sono altri che Lo predicano di buon animo. Ecco la contrapposizione!
La figura di coloro che annunciavano Cristo di buon animo, rappresenta certamente il credente spirituale, ripieno di fervore per il Signore, vincitore in Cristo e soprattutto consapevole che in lui non vi è alcun merito. In tutta sincerità possiamo dire di rientrare in questa categoria di cristiani?
2. Le ragioni di questa contrapposizione (1:16-17).
Paolo continua la sua dichiarazione, mettendo in evidenza la ragione che è allorigine di questa contrapposizione di sentimento: Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del Vangelo. Quindi era lamore la sorgente che scaturiva dallanimo di questi credenti. Il loro desiderio era tutto indirizzato allannuncio di Cristo verso coloro che erano avvolti dalloscurità, con lo scopo che si prefiggeva lo stesso Paolo: la difesa del Vangelo. Siamo noi costantemente animati da questo spirito? Il nostro compito di annunciare Cristo è rivolto al solo scopo di magnificare e glorificare il nome di Cristo? Il nostro animo è pervaso dallamore per coloro che sono ancora attaccati a Satana? Sono domande che hanno bisogno di unattenta e sincera risposta.
Ma Paolo, per concludere, deve ancora citare quelle persone che annunciavano il nome di Cristo con un animo non spirituale: Ma quelli annunziano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. La ragione o la conseguenza è ricondotta proprio al provocare qualche afflizione a Paolo stesso. È certamente gratificante e consolante osservare come lapostolo non si dilunghi affatto sul giudizio che queste persone stimolavano. Egli afferma, però, in maniera chiara e decisa che il loro agire era accompagnato da una rivalità insulsa ed assurda. È triste verificare che quando si compiono opere gradite al Signore, si viene osteggiati e ostacolati. Ma bisogna comportarsi come ha fatto Paolo, in quanto egli prosegue il suo discorso donando non giudizi, ma consolazione.
Lallegrezza di Paolo (1:18-21)
Lapostolo sottolinea in questi quattro versetti, tre punti principali che rientrano, appunto, nella sfera dellallegrezza che Paolo stava sperimentando.
1. La sorgente dellallegrezza (1:18).
Può risultare strano che lapostolo, nel concludere questa serie di riflessioni di cui si è visto prima il contenuto, inserisca una domanda retorica: Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunziato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora. Diverse volte questo versetto è stato usato in modo arbitrario per invitare alla tolleranza nei confronti di predicazioni non sempre precise e ortodosse. Ciò significa dare una sbagliata interpretazione perché qui si tratta di persone che annunciano Cristo. Qui Paolo sta soltanto mettendo in evidenza il fatto che lannuncio di Cristo deve essere espresso, nella sua forma completa, come ha comandato il Signore (Mt 28:19-20).
Il centro di questo versetto è caratterizzato dallimportante conclusione di Paolo che identifica lannuncio di Cristo come il motivo o la sorgente della sua allegrezza: di questo mi rallegro e mi rallegrerò ancora. Questa convinzione lo ha portato a dire: Che importa?. Questa domanda non è sinonimo di indifferenza o superficialità, ma una chiara dimostrazione del fatto che egli non pensava a sé stesso. A Paolo interessava soltanto che Cristo fosse annunciato, e nello stesso tempo, si disinteressava dei suoi problemi, di quelle che potevano essere le sue afflizioni, anche causate da coloro che erano spinti da rivalità ed invidia. Questo significa confidarsi sempre nel Signore! Noi ci comportiamo nello stesso modo?
2. Una convinzione (1:19).
Egli afferma: So infatti che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e lassistenza dello Spirito di Gesù Cristo. Bisogna dire che il v. 19 può presentare delle difficoltà. Non tutti sono daccordo sul significato da dare alla parola salvezza. Alcuni la interpretano in senso spirituale, altri invece in senso fisico, pensano cioè che egli parli della liberazione dal carcere. Questa seconda interpretazione sembra la più attinente, soprattutto se si osserva la continuazione del testo. Il pensiero di Paolo può essere questo: Tutte le difficoltà che incontro vi porteranno ad intercedere e con laiuto del Signore, questo avrà per effetto la mia salvezza, cioè per la mia liberazione.
Un altro punto da osservare è la comunione che Paolo manifesta con le parole: mediante le vostre suppliche. Le preghiere dei Filippesi vengono considerate dallapostolo come un qualcosa di prezioso. Come si sa, il termine supplica indica unorazione intensa e ripetuta. Questa è la comunione fraterna! È importante che nelle nostre Assemblee vi siano delle riunioni di preghiera, affinché si possa sperimentare la gioia che producono questi momenti. Preghiamo per i nostri fratelli? In questi tempi, si ha bisogno di un continuo e progressivo ritorno alla preghiera abbinato ad un continuo e progressivo cammino di santificazione, per sperimentare continuamente la comunione con il Signore.
Il vivere è Cristo (Fl 1:20-21)
Dobbiamo dire che la fiducia di Paolo non viene meno neanche di fronte alla prospettiva della morte. Rimane sereno perché ha la certezza di non essere smentito in alcuna cosa. Infatti afferma: secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla, ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.
In questi due versetti notiamo almeno due cose.
Non vi era vergogna in lui (v .20). Nella Scrittura si può rilevare che la vergogna è provocata quando subentra la carnalità ed è particolarmente connessa al peccato. In Genesi 2:25 leggiamo che luomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna, ma dopo la caduta Adamo disse: Ho udito la Tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto (Ge 3:8-10). Ma in questo frangente, Paolo dichiara apertamente di non avere vergogna e le sue non sono soltanto delle parole, ma una dimostrazione di quello che egli stava sperimentando.
Cristo è il centro (v.20). Con la sua vita fisica, Paolo appartiene ancora alla terra, ma diventa sempre più proprietà di Cristo. La realtà terrena è presa e permeata da Cristo tanto che il suo corpo è uno strumento visibile della potenza di Cristo, sia con la vita, che con la morte. Il Signore Gesù deve essere sempre il punto di riferimento del credente.
Ed è proprio partendo da questo pensiero che Paolo afferma: Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. Lapostolo dipende soltanto da Cristo. Questa convinzione, Paolo lha espressa anche nella lettera ai Galati: Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, il Quale mi ha amato e ha dato se stesso per me (Ga 2:20).
Riuscire a capire che la vita non appartiene più a noi stessi può essere facile a parole, ma sperimentarlo ogni giorno, è tuttaltra cosa. Il credente deve giungere a questa convinzione pratica e non soltanto teorica, così che anche la sua esistenza terrena possa essere un esempio.
Comportarsi in modo degno
del Vangelo di Cristo (1:22-30)
In questa ultima sezione di versetti appartenenti al primo capitolo, Paolo espone ancora una volta quello che sentiva nellanimo, per poi esortare di nuovo.
Paolo, esorta i Filippesi a perseverare nel comportamento cristiano, portando come bandiera il Vangelo di Cristo. Una vera conversione si dimostra dal proprio comportamento.
1. Una giusta preoccupazione (1:22-26).
Solitamente le ansie e le preoccupazioni, non sono viste positivamente dalla Scrittura. Il credente stesso non è esente dalle ansie che la vita su questa terra, purtroppo produce.
Il Signore Gesù ha impegnato un intero discorso su questo argomento (Mt 6:25-34) e dobbiamo ammettere che le maggiori preoccupazioni che occupano la nostra mente sono proprio quelle riferite alla quotidianità o a quello che ci riserva il domani. Ma la preoccupazione di Paolo era di tuttaltro genere: il suo dubbio era orientato sul punto di vista spirituale, in quanto vi erano vantaggi dai due lati. Vediamo ora almeno due cose.
Il dubbio di Paolo (1:22-24).
Lapostolo si prodiga, nel vero senso della parola, ad unattenta analisi, per cercare una risposta concreta e soddisfacente. Egli innanzitutto:
a) Verifica la sua opera (v. 22), cioè pone sul piatto della bilancia il frutto che la sua opera poteva produrre. Egli infatti dice Ma se il vivere nella carne porta frutto allopera mia, non saprei cosa preferire. Magari molti, se si trovassero nella situazione di Paolo sarebbero contenti e allegri, in quanto vedrebbero che lopera sta proseguendo. Per cui vi sarebbe gratificazione e allegrezza. Ma per lapostolo non era così, anzi afferma: non saprei cosa preferire. Questo ci insegna a non cercare il plauso, la gratificazione personale, il complimento, ma ad avere sempre ben presente che il vivere è Cristo. Se lopera va avanti e vi sono frutti di conversione è soltanto grazie al Signore e non per merito nostro.
b) Considera due casi (vv. 23-24). Paolo dichiara apertamente di essere stretto dai due lati, il che significa che la sua decisione era condizionata da due desideri contrapposti: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; ma dallaltra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi.
Anche se questo significava morire, lessere con il Signore rappresentava, per Paolo il molto meglio.
Paolo però si rende anche conto che i suoi compiti non erano terminati, per questo dichiara sinceramente: il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi. Egli doveva ancora essere usato da Dio, quindi non prega per soddisfare un suo desiderio, ma perché lopera di Dio abbia sempre la priorità. Anche per noi vale questo insegnamento: dobbiamo sempre rimetterci alla volontà di Dio.
c) Possiede una ferma fiducia (1:25-26).
Alla fine, egli afferma di avere una convinzione ed una fiducia ferma, fondata nel cuore: Ho questa ferma fiducia: che rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede. La dichiarazione di Paolo non è orgogliosa, in quanto egli sottolinea che il compito di portare avanti lEvangelo, non si era ancora concluso. Inoltre i Filippesi avevano ancora bisogno del sostegno, del calore, dellamore, del servizio di Paolo. Bisogna ringraziare il Signore che, in alcune chiese, vi sono ancora dei fratelli che sono di sostegno per la chiesa, un aiuto veramente prezioso.
2. Limportanza della perseveranza (1:27-30).
Quando si parla di essere perseveranti e sobri, non si è molto disposti ad ascoltare. La costanza sta divenendo sempre di più un optional, un qualcosa di facoltativo. Eppure la Parola di Dio dice che:
La perseveranza è necessaria per correre la buona gara cristiana. Se un atleta non si allena con costanza, difficilmente potrà giungere primo al traguardo: deponiamo ogni peso ... e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù (Eb 12:1).
La perseveranza è necessaria per sperimentare pienamente la Grazia di Dio. Paolo e Barnaba, parlarono proprio di questo ai Giudei e ai proseliti, cioè li convincevano a perseverare nella grazia di Dio (At 13:43).
Paolo sottolinea poi almeno due insegnamenti:
a) Limportanza di una lotta continua e unita (1:27-28a).
Lassenza dellapostolo non doveva provocare un raffreddamento dei Filippesi. Prima Paolo aveva sottolineato che il suo rimanere nel corpo sarebbe stato proficuo per loro; in questo frangente si ha ora la dimostrazione della sua umiltà. Egli desiderava la crescita progressiva dei Filippesi. Le parole di Paolo non erano formali, ma ripiene di un amore fraterno veramente notevole. Anche nellipotesi di una prolungata lontananza, lapostolo non desidera altro, che ricevere buone notizie sulla loro testimonianza e sulla loro fede. Questo è molto importante! Infatti uno dei motivi che spinse Paolo a scrivere la prima epistola ai Corinti, fu proprio quello di aver sentito da quelli della casa di Cloe (1Co 1:11), che vi erano delle divisioni in seno alla chiesa. Purtroppo, talvolta, sentiamo delle notizie poco incoraggianti riguardo a certe chiese che si sono divise. Questo ci porta a domandarci: comè la nostra chiesa? Sono forse io, uno dei motivi di un probabile raffreddamento?
Inoltre Paolo mette in evidenza che la lotta deve essere unita (Fl 1:27b). Molte volte si sottolinea il fatto di essere dei buoni combattenti di Dio. Ogni cristiano deve affrontare individualmente la lotta. Tuttavia il combattimento comune o collettivo è efficace soprattutto per due motivi:
Fa crescere la comunione fraterna. Quando si lotta insieme, anche le sofferenze sono comuni, per cui vi è un maggiore attaccamento gli uni gli altri.
Vi è una maggiore forza. Ogni cristiano preso individualmente, ha le sue debolezze, ma unintera assemblea che si muove, che è fedele al Signore, ha certamente un maggiore vigore.
In terzo luogo il combattimento non deve lasciare il posto alla paura (Fl 1:28a). Sta scritto: per nulla spaventati dagli avversari. Questo significa che la lotta che il cristiano deve condurre è contro dei precisi avversari che sono nemici di Cristo. Quando si porta avanti il Vangelo, si troveranno sempre persone pronte a sovvertirlo. Ma, sebbene questo contesto costituito da combattimenti e lotte, possa suscitare un certo timore, non si possono dimenticare gli stati danimo che gli avversari di Gesù ebbero, quando Egli dimostrava la Sua sapienza e potenza Mentre Egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, e la moltitudine si rallegrava di tutte le opere gloriose da Lui compiute (Lu 13:17). Quando Giosuè fu in procinto di attraversare il Giordano, dando quindi inizio a quella serie di conquiste necessarie per possedere il paese che il Signore voleva dare a Israele (Gs 1:11), Dio gli disse Non te lho Io comandato? Sii forte e coraggioso, non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai (Gs 1:9). Certamente la lotta cristiana non è facile da condurre, ma ciò non deve essere una giustificazione per assopirsi o per dormire, anzi deve essere uno stimolo per diventare un buon soldato di Gesù.
b) Soffrire per Cristo (1:28b-30).
La fine del primo capitolo di questa meravigliosa lettera è centrata su questo particolare insegnamento: soffrire per Cristo. Il fatto di comportarsi in modo degno, di non essere sopraffatti dalla paura, ha come scopo glorificare Cristo, anche nella stessa sofferenza. Paolo sottolinea almeno due cose.
La sofferenza è un aspetto della salvezza (vv.28b-29). Paolo afferma: Questo per loro è una prova evidente di perdizione; ma per voi di salvezza; e ciò da parte di Dio. Perché vi è stata concessa la grazia, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per Lui. Il fatto che degli avversari potessero contrastare il Vangelo, dimostra chiaramente il buio che era nel loro cuore. Ma per i Filippesi, il combattere per il Vangelo, rappresentava una chiara dimostrazione della loro salvezza, ottenuta ovviamente per grazia di Dio. Anche lapostolo Pietro, nella sua prima lettera, afferma che partecipare alle sofferenze di Cristo è una gioia (1P 4:13) in quanto a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le Sue orme (1P 2:21). Nel momento in cui si è coscienti di soffrire per Cristo, si ha anche la garanzia di seguire le sue orme. Daltronde non si deve mai dimenticare, che alla sofferenza è accompagnata anche la consolazione necessaria perché come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così per mezzo di Cristo abbonda anche la nostra consolazione (2Co 1:5). Ci potrà essere lo scoraggiamento, ma in Cristo si ha una piena consolazione, poiché il suo giogo è leggero (Mt 11:30). Ricordiamo anche le parole dellautore della lettera agli Ebrei: Ma ricordatevi di quei primi giorni, in cui, dopo essere stati illuminati, voi avete dovuto sostenere una lotta lunga e dolorosa: talvolta esposti agli oltraggi e alle vessazioni (Eb 10:32).
La sofferenza è anche individuale (v. 30). Paolo mette in causa la sua persona, dicendo: sostenendo voi pure la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e nella quale ora sentite che io mi trovo. Se la lotta può essere collettiva, il combattimento è certamente anche individuale e ogni giorno il credente sperimenta questo. Sta scritto che Satana va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare (1P 5:8). Per chi conosce il comportamento del leone, saprà che questo animale, da buon predatore, segue incessantemente una particolare vittima e se questa è inserita in un branco, il leone fa in modo di farla uscire, per poi sbranarla. Il più delle volte, la preda designata dal leone è la più debole. Egli sa perfettamente come progettare i suoi attacchi e come utilizzare le sue armi. Nella lotta individuale vi è il credente da una parte e i suoi tre nemici dallaltra che sono: la carne, il mondo e Satana. Lapostolo parla della particolare lotta che stava vivendo affinché i Filippesi potessero essere incoraggiati e spronati per pervenire alla vittoria, animati da un unico spirito e per una nobile causa: la difesa del Vangelo. Molte volte il conoscere delle determinate esperienze vissute da altri membri della chiesa, può essere di incoraggiamento. Ma non si è mai soli, in quanto il Signore stesso è Colui che ha detto Ed ecco, Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine delletà presente.
(3. continua)
Andrea Belli