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La costituzione della Chiesa Cattolica


TU SEI PIETRO (IV)


In cosa consistono "le chiavi del regno dei cieli" che Gesù dichiara di aver consegnato a Pietro? L'interpretazione cattolica ignora completamente il significato delle "chiavi" nel contesto della Scrittura.


Il vero Vicario!

      Nei miei tre precedenti articoli, ho parlato dei titoli attribuiti a Pietro: presunto Vescovo di Roma, Capo della Chiesa, "Papa", Pontefice e, nientedimeno che, Vicario di Cristo, cioè che sostituisce Cristo, Lo rappresenta e svolge le sue funzioni.
      Come abbiamo già visto:
      - non risulta nella Parola di Dio, che tutti questi titoli siano stati dati a Pietro da Gesù;
      - Pietro stesso non se li è mai attribuiti autonomamente;
      - infine neppure la Chiesa dei primi 600 anni dopo Cristo glieli ha attribuiti.
      Ma la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha trasformato il mandato spirituale del Signore, perché il suo veroVicario è lo Spirito Santo:
     
      "Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me" (Gv 15:26).

      Ecco chi è venuto ad assumere le funzioni di Cristo, il Suo Vicario, annunziato e inviato da Lui stesso; è Lui che parla, illumina, insegna e corregge il credente; Egli è: lo Spirito Santo, Lo spirito della verità. Ma rendiamo grazie al Signore anche per la Sua Parola scritta che ci ha fatto pervenire, che costituisce una prova incancellabile della verità, che per tanti secoli, fraudolentemente, è stata tenuta nascosta!


Perché solo a Pietro?

     Ora, proseguendo lo studio, vi ricordo che i versetti da cui è stato tratto tutto il tema, sono in Matteo 16:13-19.
      Nei primi tre articoli, abbiamo meditato il versetto 18: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa".In quest'ultimo articolo mediteremo il versetto 19, in cui sono riportate queste parole rivolte da Gesù a Pietro: "Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli".
      Non vi sono dubbi: quando Gesù ha pronunciato queste parole, erano presenti tutti i discepoli, ma il Signore le rivolse solo a Pietro.
      Il motivo è semplice: fino a quel momento, solo Pietro aveva ricevuto la rivelazione di chi era veramente Gesù. Gli altri discepoli, come tutto il popolo, continuavano a sognare un Messia che sarebbe venuto a liberarli dall'oppressione di Cesare; alcuni di loro continuarono a coltivare questo sogno, fino a dopo la resurrezione del Signore, poco prima che Egli salisse al cielo; infatti è scritto in Atti 1:6 che, mentre Gesù pronunziava le ultime parole prima di ascendere: "Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: "Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?"". Era, dunque, normale e giusto che Gesù si rivolgesse solo a Pietro, anzi: alla verità espressa da Pietro: "Tu sei il figliuol dell'IdDio vivente". Ma come abbiamo visto in Matteo e, come ripetuto in Marco (16:15-16): "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato", Gesù avrebbe dato lo stesso mandato a tutti gli altri discepoli, quando avessero anche loro ricevuto la stessa rivelazione di Pietro.


Pietro: incostanza e debolezze

     Ora, Pietro non era costante, a volte la sua fede arrivava fino al cielo, altre volte discendeva fino all'inferno. Infatti, subito dopo aver fatto quella celeste confessione, "la carne e il sangue" ne offuscarono la completa comprensione. Quando Gesù svelò la Sua missione dicendo che era necessario per Lui: "soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno" (16:21), Pietro, che non aveva capito quale doveva essere l'opera del Messia, (16:22-23) "trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: "Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai". Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: "Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini". Così dicendo, Pietro, divenne portatore di un messaggio diverso da quello che Dio gli aveva rivelato. Era un messaggio tanto diverso, da essere addirittura diabolico: "Vattene via da me, Satana!…Tu non hai il senso delle cose di Dio". Mi chiedo: Pietro aveva compreso il significato delle parole di Gesù? I fatti dicono di no. Infatti, quando Gesù fu preso e consegnato ai capi Giudei, Pietro era nel cortile della casa del sommo sacerdote. Ebbene, pur essendo stato avvertito da Gesù, che in quella notte, prima che il gallo avesse cantato, egli lo avrebbe rinnegato tre volte, Pietro per ben tre volte, negò di conoscere Gesù e di essere un suo discepolo. (Mt 26:69-75; Gv 18:12-27).
      Neppure Pietro, alla pari degli altri discepoli, aveva capito, in realtà, chi fosse Gesù e quale fosse l'opera che il Messia avrebbe dovuto svolgere. La sua confessione è stata una rivelazione di Dio: Dio si è servito solo della sua voce, per annunziare che Gesù era il Messia promesso!
      Pietro non credeva affatto possibile che il Messia conoscesse l'arresto, il processo, la condanna, la morte. Il Messia per lui era colui che avrebbe dovuto Israele, il Messia doveva essere sempre vincitore. Un Messia vinto o apparentemente vinto, per Pietro non poteva essere il Messia promesso, malgrado tutte le prove che Gesù aveva dato, con i Suoi miracoli e prodigi. Ma Pietro, però, amava Gesù! Ma un fatto è amare una persona e altro è dichiararla "Dio venuto in carne". In lui c'era un'aspra lotta interiore... sarà Gesù stesso, con la Sua resurrezione a risolvere tutti i dubbi di Pietro.
      Egli ebbe infatti il privilegio di parlare con Gesù risorto, avrebbe potuto confessargli tutti i suoi errori, il suo rinnegamento, ma, anche se si era pentito fino a piangere amaramente, davanti a Gesù tacque.


Pietro riabilitato

     Con la morte di Gesù, Pietro aveva deposto la chiave della rivelazione, ma non osava confessarlo; fu necessario stimolarlo, farlo riflettere; questo fece Gesù.
      "Quand'ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi ami più di questi?" Egli rispose: "Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene". Gesù gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo, una seconda volta: "Simone di Giovanni, mi ami?" Egli rispose: "Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene". Gesù gli disse: "Pastura le mie pecore". Gli disse la terza volta: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?" Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: "Mi vuoi bene?" E gli rispose: "Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene". Gesù gli disse: "Pasci le mie pecore. In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti". Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: "Seguimi". (Gv 21:15-19).
      Gesù stimolò Pietro a riconoscere i suoi errori. Per tre volte gli chiese: "Mi ami tu?"; la terza volta Pietro si rattristò, non rispose a cuor leggero, come le prime due volte: "Sì Signore", ma avendo capito la gravità di quel tradimento, si fece animo e disse: "Signore, tu sai ogni cosa: sai che ti ho rinnegato, ma sai anche che ti amo".
      Fu necessaria quella confessione per essere riabilitato al servizio del Signore. Ora poteva riprendere le chiavi del Regno per annunziarle al mondo intero, secondo il mandato del Signore


Perché "le chiavi"?

      Dopo questa premessa, chiediamoci che cosa ha ricevuto Pietro dal Signore, quando gli ha detto: "Io ti darò le chiavi del regno dei cieli"?  
      Ma... perché occorrono delle Chiavi per entrare nel Regno dei Cieli?……
      Perché c'è "una porta"; e le porte possono essere aperte o chiuse, specialmente se occorrono delle chiavi.
      Sarebbe troppo sciocco pensare che per andare in cielo, si passa attraverso una porta di legno, che ha una speciale serratura, la cui chiave, è stata affidata esclusivamente a Pietro per far passare, secondo il suo giudizio, i più meritevoli.
      Allora, se è da escludere che sono chiavi materiali, debbono, in ogni caso, essere delle chiavi che virtualmente possono aprire o chiudere la porta del Regno dei Cieli! Lo dice Gesù!
      Ma, allora: in che cosa consistono queste chiavi?
      Potremmo dire tante cose, forse anche abbastanza convincenti, ma saremmo sempre in un mare d'incertezze, non sapendo mai, quale sia l'ipotesi più giusta, e in ogni caso: sarebbe sempre un'ipotesi.
      A titolo d'informazione, fra le varie cose che sono state dette, Silvio Romani, autore dell'Enciclopedia del Cristianesimo, che io definirei più appropriatamente: Enciclopedia del Cattolicesimo Romano; alla voce "Chiavi, (Potere delle...)" scrive: "Indica il possesso di un'autorità assoluta. Essa ha tre significati: il potere conferito alla Chiesa, in particolare quello di rimettere i peccati; il primato di giurisdizione e l'ordine; ed il potere di dare definizioni infallibili in materia di fede e di morale, che i cattolici riconoscono al Papa, che l'ha ricevuto da S.Pietro e questi da Cristo".
      Quest'ipotesi convince milioni di fedeli cattolici, a credere che "le Chiavi" date da Gesù a Pietro, indicano il conferimento di un potere assoluto, che, come abbiamo visto ampiamente nei tre precedenti studi, Pietro non ha mai preteso, né esercitato, perché non lo ha mai ricevuto da Gesù.
      Senza la Parola scritta noi non potremmo mai confutare una tale ipotesi che, invece, il Libro di Dio, rivela chiaramente come falsa.
      È la Bibbia che deve dirci cosa ha ricevuto Pietro da Cristo.


La porta del Regno dei cieli "serrata" dalla tradizione!

      Vediamolo: prima di Cristo, i Giudei erano, fra tutti i popoli della terra, il popolo al quale Dio si era rivelato. L'Apostolo Paolo ebbe a dire a tale riguardo: "Qual è dunque il vantaggio del Giudeo? Qual è l'utilità della circoncisione? Grande in ogni senso. Prima di tutto, perché a loro furono affidate le rivelazioni di Dio" (Ro 9:4).
      La rivelazione era un vanto o un vantaggio per i Giudei, lo stesso vanto che sentiamo noi come figli di Dio!
      Ancora: "…ai quali – gli israeliti - appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse" (Ro 3:1,2). I Giudei erano, dunque, i depositari della verità, il popolo che Dio si era scelto per Sé. Essi avevano "la chiave della scienza", ma di questa chiave ne fecero un cattivo uso. Gesù stesso scagliò contro di loro queste significative parole: "Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito". (Lu 11:52) Lo stesso rimprovero è riportato nell'Evangelo di Matteo, che usa quest'espressione: "Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare" (Mt 23:13).
      Se rileggessimo questi testi nel loro contesto, potremmo vedere che queste parole di censura, pronunziate da Gesù contro i Giudei, particolarmente, contro i loro capi, erano determinate da varie ragioni, alcune relative al loro orgoglioso carattere, ed altre relative al travisamento dei comandamenti di Dio in nome della tradizione:
      "I farisei e gli scribi gli domandarono: "Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?" E Gesù disse loro: "Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com'è scritto: 'Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini'. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini". Diceva loro ancora: "Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!"
      Scribi e farisei avevano ricevuto "la chiave della scienza", ma l'avevano trasformata in usi e costumi, tradizioni che nulla avevano a che fare con la volontà di Dio. Da quella chiave, poi, avevano fatto saltare "il dentino" più importante, che formava la sola combinazione d'apertura della porta del Regno dei Cieli; quello costituito dall'attendere e dal riconoscere il Messia che doveva venire. Così facendo, essi avevano serrato la porta del Regno dei cieli a loro stessi ed erano diventati un ostacolo per gli altri, che istruiti dal loro insegnamento e non dalla parola scritta, credevano a loro e non a Dio!


Le ragioni del "fallimento" del popolo ebraico

      Essi annunziavano che il Messia che sarebbe venuto, avrebbe ricostruito politicamente "il Regno", lo Stato d'Israele, che da secoli, ormai, era ridotto in schiavitù. Qui va ricordato che Israele era stato soggetto prima ai Babilonesi, poi ai Medo Persiani, poi ancora ai Greci, infine ai Romani, che ne distrussero anche il Tempio.
      Ricordate l'ingresso di Gesù in Gerusalemme? Essi pensavano che il Messia era arrivato per ricostituire il Regno!
      In realtà, Gesù era venuto per prendersi cura della loro vita spirituale; era venuto sì, a liberarli dalla schiavitù, ma da quella del peccato, portando la Grazia, rinnovando il patto di salvezza. Non era venuto a liberarli della loro situazione politica ma dal giogo di Satana. Perciò agli occhi loro, Egli non era il Messia, non Lo riconobbero e lo rigettarono a loro perdizione.
      Ora, siccome i Giudei usarono male "la chiave della scienza", fu loro tolto il deposito della Rivelazione che annunziava l'evento straordinario della venuta del Messia, come ha detto Gesù: "Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti" (Mt 21:43). Questo perché, avevano fallito nell'essenza della rivelazione, non certo trascurando di annunziare la venuta del Messia, ma cambiando la Sua identità e lo scopo della Sua venuta; il Messia doveva essere riconosciuto come Figlio di Dio e Salvatore, come lo riconobbe Pietro. L'altro fallimento consisteva poi nel non averLo predicato fra tutti i popoli; egoisticamente essi, custodivano il buon deposito in luogo oscuro! Pensavano che Dio fosse il loro Dio esclusivo  non il Dio di tutti i popoli della terra. Il profeta Giona ne è un esempio, egli non voleva predicare ai Niniviti, perché erano un popolo straniero.


Il cambiamento prodotto dalla venuta di Gesù

      Con la venuta di Gesù, invece, le cose dovevano cambiare, infatti Egli disse: "E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti..." (Mt 24:14). Ma questo, proprio in virtù delle parole di Pietro, parole rivelate dallo Spirito Santo, che costituiscono la verità che Gesù chiama: "chiave per entrare nel Regno dei Cieli".
      Possiamo, dunque, affermare, senza ombra di dubbio, che l'insegnamento di dottrine e comandamenti provenienti dalla tradizione degli uomini, che sono in contrasto con questa verità, costituiscono una chiave che serra il Regno dei Cieli sia a coloro che insegnano, sia a quelli che accettano tali dottrine.
      Ora, se le tradizioni degli uomini "serrano il Regno dei cieli", al contrario, il sano insegnamento delle dottrine, che alla base abbiano "la roccia", cioè le parole pronunciate da Pietro, "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente", costituisce la chiave che apre il Regno dei cieli.
      Questa è la rivelazione che i Giudei hanno trascurato e rigettato e che, a ragione, è stata paragonata da Gesù ad una chiave che apre la porta del cielo, quindi, della salvezza. Questa è altresì la rivelazione che il Cattolicesimo Romano trascura ancora oggi; "rigettando" con fraudolenza la verità, siccome si arroga l'autorità divina assoluta, il potere di rimettere i peccati, il primato e l'infallibilità: tutte "cose" che Pietro non ha mai trasmesso ad altri, perché non le ha mai ricevute da Cristo.
      Il piano di Dio era di salvare in primo luogo Israele, il popolo che Egli si era scelto, e ciò mediante il Sacrificio della Croce che Cristo era venuto a compiere; ma gli Israeliti non lo riconobbero come Messia, anzi lo rifiutarono.


Cristo è la Chiave!

     Israele non era un popolo salvato, era il popolo eletto, messo da parte per servire il Dio vivente e vero. Infatti, per la salvezza, il Signore diede loro la legge (Ro 3:19-20; 10:5)
      La legge, dunque, era una chiave, ma inadeguata alle possibilità dell'uomo,  impotente a salvare, infatti, "i comandamenti sono stati dati da Dio, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio", perciò, eravamo tutti condannati a morte!
      Ma in Cristo vi è stata la svolta: "Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti" (Ro 3:21; 8:3).
      La giustizia di Dio si è adempiuta in Cristo, il Messia promesso, non per cacciare i Romani oppressori, ma per salvare quelli che si rifugiano in Lui, la sola chiave che può salvare (Eb 2:17).
      Le chiavi che aprono il Regno dei cieli, dunque, sono nel contenuto delle parole di Pietro, nel riconoscere e accettare Gesù Cristo, quale personale Salvatore.
      In realtà, la chiave del Regno è Cristo stesso e ciò che Egli ha rivelato, è Lui "che apre la porta e nessuno può serrare, ovvero, che serra e nessuno può aprire". Solo quelli, e tutti quelli che Lo hanno riconosciuto come Dio e Salvatore, e si sono sottomessi alla sola autorità divina e si sono ravveduti confessando i loro peccati, posseggono quella chiave, perché, in realtà, essi hanno aperto la porta del loro cuore a Cristo; è per questo che Egli ha aperto a loro la porta del cielo, perdonandoli e accogliendoli nel Regno! È Lui l'autorità, è Lui solo che può dire: "I tuoi peccati ti sono rimessi" e nessun altro.
      Un ultimo pensiero sulle parole di Gesù: "Tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16:19).
      Queste parole indicano la responsabilità che Gesù ha affidato ad ogni credente di evangelizzare. Parlando o tacendo questa grande verità, la Buona Novella, che tutto il mondo deve sapere, significa: sciogliere o legare la prospettiva di salvezza per le anime che sono perdute in questo mondo. Infatti, le ultime parole di Gesù, prima di ascendere al cielo furono:
      "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato" (Mc 16:15-16)
      "Andate" è imperativo del verbo andare: è un ordine rivolto a tutti i credenti, quelli che il Signore si è acquistato col proprio sangue. Sta a noi ora mostrargli non solo la fede che salva, ma anche la fedeltà che sarà premiata nel cielo!

(4. fine)

Michele Mascitti