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La comunicazione fra i coniugi


DIRE O NON DIRE?
     
     
Una coppia cristiana deve costruire, fin dai primi giorni di matrimonio, un ricco rapporto comunicativo, per evitare con l'andare del tempo di cadere in una incomunicabilità che finirebbe con il turbare il legame fra i coniugi e che si ripercuoterebbe negativamente anche sull'educazione dei figli.
     
     
     
      Caro Marco,
      nei tuoi articoli precedenti hai sottolineato più volte la responsabilità del marito nei confronti della moglie e dei figli e la chiamata che il Signore gli rivolge, attraverso la sua Parola, ad essere per loro una guida e un punto di riferimento. (…) Spesso, però, succede di assistere a fenomeni di vero e proprio matriarcato. Ad esempio, mi è capitato di recente di parlare con una ragazza che mi confidava la sua gioia per aver finalmente trovato un ragazzo che le vuole bene. Quando le dissi: "Chissà come saranno contenti anche i tuoi genitori?!", mi sono sentito rispondere: "Beh, mamma sì perché sa già tutto da tempo; ma papà no, lui ancora non deve sapere…" (…) Molte mogli, apparentemente fedeli e sottomesse ai mariti, in realtà spesso li tengono all'oscuro di fatti importanti della vita familiare, finendo di fatto con il sostituirsi ad essi nel ruolo di guida dei figli. (…)


Lettera firmata


Tre aspetti del problema

      Ad una prima lettura, sembra che questa lettera tratti solo di un problema di comunicazione insufficiente all'interno della famiglia. In realtà, questa situazione mette in luce almeno tre aspetti distinti che si concatenano tra di loro, influenzando la dinamica familiare in una sfera più ampia del solo aspetto comunicativo. Esaminiamoli uno per uno.


1. Comunicazione tra i coniugi

     Di fronte a questa abitudine che, a detta del fratello che ci ha scritto, è sempre più diffusa, è necessario innanzitutto chiedersi qual è la qualità della comunicazione tra marito e moglie. Spesso tra i coniugi esiste una comunicazione inefficace o insufficiente perché non si è maturata l'importanza del dialogo nella crescita della coppia. Le mogli sono per natura più comunicative, mentre i mariti sono più restii ad aprire il loro cuore. Questa differenza può sviluppare delle "zone d'ombra" nella piena condivisione di sé stessi. Capita che le giovani mogli imparino in fretta a selezionare ciò che può essere condiviso e ciò che invece è meglio non dire al marito (e viceversa!). Se si tratta di piccole cose, di inezie nell'ambito della quotidianità, è una cosa assolutamente normale. Ma se questa abitudine investe anche aspetti più specifici e importanti del rapporto matrimoniale, allora può essere indice di un malessere nella relazione e potrebbe diventare un atteggiamento che in futuro creerà delle barriere tra marito e moglie.
      Dobbiamo perciò chiederci quali sono i veri motivi di questo comportamento.
      Forse il marito è troppo severo? Forse è troppo critico? Forse è troppo perfezionista? In questi casi la moglie potrebbe decidere di tenerlo all'oscuro di qualcosa solo per evitare tensioni e conflitti.
      Oppure è troppo insicuro, debole o infantile? Allora la moglie potrebbe arrogarsi il diritto di compensare le mancanze del marito assumendosi di fatto delle responsabilità decisionali nell'ambito familiare che, in una situazione ottimale, spetterebbero invece al marito.
      Uno degli esempi biblici più noti è senz'altro l'inganno che Rebecca ha perpetrato nei confronti di suo marito Isacco, a beneficio di Giacobbe, che fu benedetto dal padre al posto di Esaù (cfr. Ge 27).
      Ogni marito ed ogni moglie dovrebbero esaminare sé stessi per evidenziare quali sono le vere motivazioni che li spingono ad avere una comunicazione selettiva (cioè una comunicazione che "seleziona" ciò che si vuole dire e ciò che invece si vuole tenere nascosto) nei confronti del loro coniuge. Credo che nascondere fatti importanti della vita familiare sia indice di un rapporto matrimoniale che non ha mai raggiunto quella profondità e quell'intimità indicata da Gesù: "Non sono più due, ma una sola carne" (Mc 10:8). Questa intimità non rappresenta solo l'unione fisica, ma anche l'unità di intenti e la piena comunione nel voler realizzare gli obiettivi divini del matrimonio, nella stima e nella fiducia reciproche.
      Spesso è anche la paura della reazione del coniuge che ci porta a nascondergli qualcosa, ma in un matrimonio cristiano, "l'amore è paziente, benevolo e non si inasprisce" (1Co 13:4,5). Altre volte, invece, è il timore di ferire il nostro coniuge o il non volergli dare delle preoccupazioni, che ci porta a nascondergli qualcosa, ma in un matrimonio cristiano "l'amore gioisce con la verità, soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa" (1Co 13:6,7).
      Queste indicazioni dovrebbero aiutarci ad esaminare attentamente su quali basi abbiamo edificato il nostro matrimonio. Quando nostra moglie ci dice qualcosa di spiacevole, per esempio riguardo ai figli, qual è la nostra reazione di mariti? Se ci inaspriamo e ci alteriamo oltre misura è molto probabile che la prossima volta che nostra moglie dovrà comunicarci qualcosa, sarà tentata di non dircelo. Esaminiamo noi stessi e chiediamoci se per caso abbiamo trascurato di fare qualcosa che avrebbe potuto evitare ciò che ora ci fa arrabbiare. Questo vale per entrambi i coniugi!


2. Comprensione dei ruoli educativi

      La Scrittura afferma chiaramente che la guida della famiglia spetta al marito. È lui che deve prendere le decisioni, dopo aver ascoltato i vari punti di vista dei componenti la famiglia. Tuttavia, egli può anche decidere di delegare alcuni aspetti dell'educazione dei figli alla moglie. Padre e madre devono stabilire insieme a quali criteri educativi attenersi per crescere i propri figli "nella disciplina e nell'istruzione del Signore" (Ef 6:4).
      Nell'ambito di questo piano di crescita, i genitori devono anche stabilire quali specifiche responsabilità competono al padre e quali alla madre.
      Nella Parola di Dio notiamo che spesso l'educazione dei figli è una competenza della madre, che "apre la bocca con saggezza, e ha sulla lingua insegnamenti di bontà" (Pr 31:26). Infatti, "il ragazzo lasciato a sé stesso fa vergogna a sua madre" (Pr 29:15), proprio perché questa non le ha trasmesso un corretto insegnamento, sostenuto da un esempio coerente. Anche le donne più anziane non devono perdere le preziose occasioni per insegnare alle giovani donne "ad amare i mariti, ad amare i figli, a essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici" (Tt 2:4,5).
      Una donna ha tanto da dare all'interno della sua famiglia. È significativo che nell'ultimo capitolo dei Proverbi siano riportati dal re Lemuel gli insegnamenti ricevuti da sua madre. Quanto una donna fa per l'edificazione della famiglia deve essere supportato dall'apprezzamento e dall'incoraggiamento del marito, in piena armonia e con il comune obiettivo di fornire ai loro figli gli strumenti spirituali, affettivi ed intellettuali perché siano in grado di affrontare le varie scelte e le varie decisioni della vita.
      È importante dunque che i figli vedano un perfetto accordo tra i genitori in ogni situazione.
     È estremamente negativo, invece, quando i figli imparano a strumentalizzare eventuali divergenze o conflittualità tra il padre e la madre. A volte, nella dinamica familiare, i figli stabiliscono delle relazioni di complicità con uno dei genitori, più spesso con la madre, perché generalmente ai loro occhi questa è più indulgente, più affettuosa e più accomodante del padre.
      Nello specifico caso citato nella lettera di questo fratello, è triste pensare che la moglie possa tenere all'oscuro il marito riguardo a scelte importanti dei figli, soprattutto nella sfera sentimentale. Però, ancora una volta bisognerebbe chiedersi per quale motivo la moglie decide di agire così. Forse è a causa di una difficile relazione tra il padre e i figli?


3. Relazione padre-figli

     Le problematiche familiari sono piene di casi in cui viene evidenziato un rapporto difficile tra il padre e i figli. Molte volte si parla di incomunicabilità. La figura paterna ha un ruolo determinante nella famiglia, tanto che può essere causa di squilibri nella sfera affettiva ed emotiva dei figli. Non per niente la Bibbia dà delle indicazioni precise ai padri, per l'esercizio delle loro responsabilità. Il padre deve essere fermo e coerente nella sua mansione educativa, ma nello stesso tempo deve manifestare un grande amore per i suoi figli. "Come fa un padre con i suoi figli, abbiamo esortato, confortato e scongiurato ciascuno di voi a comportarsi in modo degno di Dio" (1Te 2:11-12). Questo passo ci fa capire che la qualità dell'azione di un padre secondo il cuore di Dio è sostanziata dall'amore e dall'interesse per i figli. E nello stesso tempo, i figli sono esortati ad ubbidire ai loro genitori e a non trascurare la loro istruzione (cfr. Ef 6:1-3; Cl 3:20; Pro 6:20).
      L'efficacia dell'autorità di un padre nei confronti dei figli è direttamente proporzionale a quanto lui stesso è sottomesso a Cristo. È l'opposto del "padre-padrone", che è autoritario nella sua carne, ma non secondo Cristo.
      L'ulteriore esortazione che troviamo in Ef 6:4 e Cl 3:21, di "non irritare i figli, per non scoraggiarli" ci fornisce il tono del progetto educativo secondo la Scrittura: istruire i figli con affetto, tenerezza e pazienza, sapendo che gli insegnamenti, i consigli e i comandi serviranno a ben poco se non sono accompagnati dal nostro esempio di fedeltà al Signore e di coerenza con la sua Parola nella nostra vita di tutti i giorni. Tuttavia, a volte può succedere che, nonostante il buon esempio dei genitori, i figli facciano delle scelte sbagliate e si incamminino per una strada lontana da Dio. Questo è un rischio che ogni genitore deve essere pronto ad affrontare, con la costanza nel ribadire il valore dei principi biblici e con la preghiera.
      "Non irritare i propri figli", inoltre, non significa dargliele tutte vinte per non contrariarli, ma significa accompagnare i nostri insegnamenti con un reale e profondo interessamento alla loro crescita spirituale e fisica.
      Un padre che parla a suo figlio come Saul parlò a Gionatan, non può pretendere di essere ascoltato e di essere ritenuto affidabile e premuroso (cfr.1Sa 20:30). John C. Ryle, un ministro della chiesa anglicana, morto nel 1900, scrisse:
      "La paura (del padre) spinge il bambino a chiudersi in sé stesso, è un terreno fertile per la crescita dell'ipocrisia e favorisce l'abitudine alla falsità."
      Un figlio o una figlia, nelle loro fasi di crescita, hanno un grande bisogno di amore e di accettazione da parte di entrambi i genitori. A volte succede che il padre non sappia manifestare ai figli questi sentimenti, perciò loro possono crescere con il timore di contrariarlo ed hanno paura di non venire accettati o di non essere all'altezza delle sue aspettative. La loro relazione con il padre rischia perciò di diventare fredda, staccata o dominata dal suo criticismo. Per la loro sopravvivenza emotiva ed affettiva, essi possono così sviluppare una serie di strategie comportamentali che hanno lo scopo di assecondarlo. Tra queste strategie ci sono anche le piccole menzogne che, col tempo, rischiano di consolidarsi in un atteggiamento di insincerità nei suoi confronti.
      Un'aggravante della situazione è quando la madre si coalizza con i figli, selezionando ciò che il padre deve sapere e ciò di cui invece deve essere tenuto all'oscuro.
      È possibile che in certi casi in cui in famiglia vige l'autoritarismo del "padre-padrone", la madre decida quali informazioni devono essere riferite al marito e quali no, per proteggere i figli. In altri casi, però, il non rispetto delle indicazioni bibliche riguardo ai ruoli all'interno del matrimonio, può portare la moglie ad assumere un'autorità che non le compete. Come conseguenza, i figli, oltre ad avere una visione deformata dei ruoli matrimoniali (che può influenzare anche il loro futuro matrimonio), rischieranno di adottare quasi sempre il metodo della comunicazione selettiva con il genitore con il quale si sentono meno a loro agio. Il problema è che questo modo di fare potrà interferire anche nelle relazioni che essi avranno con altre persone, perché molto di ciò che noi siamo è il risultato di ciò che ci è stato insegnato.
      Quale "insegnamento di bontà" trasmette una madre che si comporta da "complice" dei figli nell'ingannare il padre?


Che fare?

     Per evitare questi sotterfugi, una moglie dovrebbe prima di tutto curare molto profondamente la sua comunicazione con il marito, ed entrambi devono custodire nel loro cuore il desiderio di sostenersi reciprocamente nelle fatiche educative.
      Dovrebbero perciò chiedersi quanta stima e quanta fiducia hanno maturato l'uno verso l'altra, ricordando che questi elementi, insieme alla sincerità, sono alla base del sodalizio matrimoniale.
      Sia la madre che i figli dovrebbero fare un accurato esame delle motivazioni che li portano ad agire in modo non trasparente nei confronti del loro padre.
      Infine, desidero ricordare alle mogli il bellissimo testo di Proverbi 31:10-31, che contiene l'elogio della donna virtuosa, nel quale, tra l'altro, viene evidenziato che "il cuore di suo marito confida in lei …(perché) lei gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita" (vv. 11, 12).
     

Marco Distort