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tre corsie


EDITORIALE

      In queste settimane milioni di persone di sono messe in viaggio per raggiungere le località prescelte dove trascorrere un periodo di vacanza e di riposo. Molte di loro, prima della partenza, hanno consultato le carte stradali, si sono informate sui flussi di traffico previsti, hanno organizzato ogni cosa nel migliore dei modi per non avere difficoltà. Ma, come ci ricordano le cronache di questi giorni, contrattempi e imprevisti sono sempre dietro l'angolo. I nomi delle diverse autostrade, che attraversano l'Italia da nord a sud e da est ad ovest, sono ormai conosciuti da tutti: "del sole, dei fiori, dei laghi, l'adriatica, del Brennero...".Ce n'è una poi che, a dispetto dell'alta frequenza d'incidenti che vi accadono, continua ad essere ostinatamente chiamata "serenissima".
      Tutti, dopo aver scelto dove andare, sono preoccupati di imboccare l'autostrada giusta.Prima di tutto è necessario sapere dove si è diretti.
      Al popolo d'Israele in cammino verso la Terra Promessa Dio, per bocca di Mosè, indicò l'esistenza di due strade. Non era possibile percorrerle tutte e due, doveva esserne scelta una. Le due strade avevano un nome: la prima era quella "della vita e della benedizione", la seconda "della morte e della maledizione" (De 30:15-20). Anche Gesù, molti anni dopo, avrebbe parlato di due strade: la "larga e spaziosa" e la "stretta ed angusˇta". Sovrapponendo le parole di Mosè a quelle di Gesù, scopriamo che la strada "della morte" è quella più comoda e più agevole da percorrere: infatti non ci chiede altro che assecondare la nostra natura umana, facendo quello che ci piace. Quella "della vita" è più difficile, perché ci chiede il cambiamento radicale di noi stessi, rinunciando alla nostra volontà per sottometterci alla volontà di Dio.
      Proprio come le più moderne autostrade, anche la strada "della vita e della benedizione" ha tre corsie, che vanno percorse contemporaneamente.
      La prima corsia è quella dell'amore ("amando il Signore, il tuo Dio"). Il Signore deve avere il primo posto nella nostra vita; dobbiamo, certamente, rinunciare a noi stessi, ma scopriremo che proprio la rinuncia e un abbandono totale nelle mani del Signore ci porteranno a realizzarci completamente. L'amore per il Signore deve essere vissuto "con tutto il cuore e con tutta la mente", cioè con il pieno coinvolgimento di sentimenti, di pensieri e di desideri.
      La seconda corsia è quella dell'ubbidienza ("ubbidendo alla sua voce"). La voce del Signore va ascoltata, va riconosciuta, va seguita: disponibilità, discernimento, sottomissione sono essenziali per percorrere la strada della vita.
      La terza corsia è quella della comunione ("tenendoti stretto a lui").Le parole usate da Mosè sono vive ed eloquenti: il "tenersi stretto" evoca l'immagine di un bambino accanto alla sua mamma o di due innamorati teneramente abbracciati. Non c'è, mi pare, soltanto l'idea dell'affetto, ma anche quella della paura: il bambino si stringe alla madre non solo perché le vuole bene, ma anche perché ha paura di perderla; le stesse sensazioni percorrono anche due persone innamorate. Ecco: anche noi dovremmo avere paura di allontanarci da Signore, paura di perderlo!
      Prima di scegliere l'autostrada da percorrere per le nostre vacanze o per i nostri viaggi, preoccupiamoci di scegliere la strada sulla quale far scorrere ogni giorno la nostra vita ed ascoltiamo, accogliendolo, l'invito di Mosè: "Scegli dunque la vita, affinché tu viva"!
     

Paolo Moretti