la Chiesa
D.O.C.
EDITORIALE
Leggere le convinzioni degli altri può servire per riflettere sulle proprie e per operare quel confronto con la Parola di Dio che dovrebbe vederci ogni giorno íimpegnati a verificare e a confermare o correggere la nostra fede. Così, tornando ancora a quanto scritto dal Ratzinger nel suo discusso documento "Dominus Jesus", mi ha colpito (ma non sorpreso!) il fatto che egli presenti la chiesa cattolica come la vera chiesa di Cristo perché è l'unica che ha conservato l'ecucaristia e l'episcopato". Detto in parole povere: perché è l'unica chiesa che continua a ripetere quotidianamente il sacrificio di Cristo e che ha istituito al suo interno una casta sacerdotale, per di più gerarchizzata. E' davvero singolare il fatto che, per presentare la chiesa cattolica come la sola "Chiesa DOC" (= denominazione origine controllata) vengano chiamati in causa, come probanti, proprio i due "elementi" per definire i quali lo Spirito Santo ha ispirato un intero libro della Bibbia, la lettera agli Ebrei, dove vengono affermate due verità esattamente contrarie (e non dimentichiamo che il contrario della Verità altro non è che menzogna!) a quelle presentate dal Ratzinger:
- l'irripetibilità del sacrificio di Cristo, il cui valore consiste proprio nel suo essere stato offerto "una volta sola" e, quindi, "una volta per sempre" (9:26; 7:28): Cristo viene di conseguenza presentato come sommo sacerdote che "non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici" (7:27) né di "soffrire più volte" (9:26);
- l'estensione del sacerdozio a tutti i credenti senza più alcuna distinzione di casta: Lo Spirito Santo infatti ci ricorda che Cristo "ha un sacerdozio che non si trasmette" (7:24); il suo sacrificio perfetto pone fine ai sacrifici e quindi anche alla necessità di persone che li "celebrino"; sempre lo Spirito Santo ci' ricorda che tutti i credenti "hanno la libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù" (10:19).
E' davvero assurdo che, per dimostrare il proprio essere "Chiesa DOC", ci si riferisca a due fatti che sono chiaramente smentiti dalla rivelazione del progetto divino per l'edificazione della Chiesa. Questo purtroppo accade quando si abbandona il sentiero della Parola per percorrere quello delle "dottrine degli uomini".
E noi? Viviamo con gioia e profonda riconoscenza l'unicità irripetibile del sacrificio di Cristo? Realizziamo in ogni momento la pace che viene dalla piena certezza che Cristo ha compiuto tutto quanto era necessario per la nostra salvezza e che a noi non è richiesto di aggiungere assolutamente nulla? Siamo, però, coscienti del fatto che non dobbiamo vivere più per noi stessi ma per Colui che è morto e risuscitato per noi? E la chiesa locale a cui apparteniamo è davvero "una chiesa di sacerdoti", nella quale tutti, indistintamente, godono "la libertà di entrare nel luogo santissimo"? Liberiamoci dalla presunzione di' essere "Chiesa DOC"; lasciamo ogni valutazione al Signore e, quando Egli ci chiama in causa, diamo risposte che esprimano sempre umiltà, fedeltà, disponibilità, servizio.
Paolo Moretti