Il valore fondamentale della lettera ai Romani
IL VANGELO DI DIO (XVI):
I DUE TEMPI DELLA SALVEZZA
Nel testo di Romani 8:17-27 lapostolo rivela come il godimento presente della salvezza ottenuta in Cristo non sia totale, perché costituisce soltanto una primizia o un anticipo del godimento pieno che i discepoli di Cristo realizzeranno al momento del ritorno del loro Maestro. Essi devono perciò prendere coscienza di questa loro condizione attuale e devono vivere con paziente attesa la speranza del momento in cui conosceranno la loro piena redenzione.
Il processo della salvezza fra "primizie" e "speranza"
Il capitolo ottavo di Romani dà un notevole contributo alla nostra conoscenza del processo della salvezza.
Partendo dal principio generale che il discepolo di Cristo serve "nel nuovo regime dello Spirito e non in quello vecchio della lettera [cioè della legge]" (7:6), e dalla certezza che "non cè più alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (8:1), nella seconda parte del capitolo lapostolo si occupa dei vari tempi della salvezza.
Ad esempio:
egli chiama "primizie" (v. 23) quello che abbiamo già realizzato e quello che siamo già diventati in Cristo;
chiama, invece, "speranza" ciò che ancora aspettiamo.
Le "primizie" includono la giustificazione di cui si è parlato nella prima parte della lettera e il dono dello Spirito che ci permette di piacere a Dio e di rivolgerci a Lui dicendoGli "Abba! Padre!" (cfr. 8:1-16).
Inoltre lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza relativamente soprattutto alla preghiera (vv. 26-27).
Queste cose che già abbiamo sono garanzia della dimensione futura della nostra salvezza (vv. 19-25).
Essa comprende un aspetto della nostra redenzione (quella del corpo) e della nostra adozione (la manifestazione dei figli di Dio).
Inoltre viene con chiarezza sottolineato in un passaggio particolarmente ben conosciuto (vv. 28-30) che tutto il processo della salvezza, che Paolo analizza in cinque tappe, dipende da Dio.
Ecco perché, al termine del capitolo, Paolo irrompe in un inno allamore di Dio che rende certa la salvezza, nonostante tutto.
Sul livello dellesperienza, a dare continuità alla vita dei credenti è lo Spirito Santo che dimora in loro e li aiuta ad accettare linevitabile sofferenza del tempo presente, nella prospettiva della "beata speranza e dellapparizione della gloria del grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù" (Tito 2:13; cfr. vv. 18-27).
SOFFERENZA E GLORIA (vv. 18-27)
Il "già" e il "non ancora" (v. 18)
Allinizio del brano Paolo fa una valutazione che dovrebbe risultare di grande incoraggiamento a tutti, confrontando ciò che attiene allesperienza presente del credente con ciò che attiene al suo futuro. "Nel tempo presente" chi è giustificato vive in un contesto di sofferenza a cui egli stesso partecipa, mentre nel futuro vivrà in un contesto di "gloria che devessere manifestata a nostro riguardo".
La convinzione di Paolo è che il peso delle sofferenze non è punto paragonabile alla gloria futura. Da questo confronto è evidente che esistono due fasi ben distinte nellesperienza della salvezza:
una caratterizzata dalla sofferenza,
laltra dalla gloria.
In quanto lesperienza del credente passa attraverso una fase di sofferenza per poi approdare alla gloria, essa rassomiglia al cammino fatto da Cristo stesso (cfr. 1Pi 2:21; At 14:22).
Lattesa della creazione (vv. 19-22)
Lattesa della gloria futura è di portata cosmica (vv. 19-22). Infatti in questo brano Paolo insegna che tutta la creazione attende la piena redenzione resa possibile e certa dal trionfo del Cristo crocifisso (cfr. Cl 1:19-20).
A differenza del resto del creato, i "figli di Dio" possiedono già un pegno della loro redenzione, in quanto sono stati giustificati e hanno ricevuto il sigillo dello Spirito Santo (Ro 8:1-16; Ef 1:7-14), però hanno in comune con la creazione che aspettano nel futuro la redenzione del loro corpo. Loccasione della loro piena redenzione sarà "lapparizione della gloria del grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù", quando i loro corpi saranno trasformati da corpo mortale in un corpo glorioso (Ro 8:18,23; 1Co 15:35-57).
Fa riflettere il rapporto che Paolo stabilisce fra la futura manifestazione e piena redenzione dei "figli di Dio" e la speranza del resto della "creazione che geme ed è in travaglio" (v. 22). Questabbinamento indirettamente arricchisce la dottrina biblica della creazione. Coloro che ritengono il cosmo il prodotto di una serie di eventi fortuiti, di conseguenza ritengono che lumanità sia il punto più alto del processo evolutivo. Da questo brano apprendiamo, invece, che noi esseri umani siamo un fattore determinante nella storia del resto del creato.
Paolo ha già insegnato (in 5:12) che la morte fu introdotta mediante il peccato del primo uomo (vedi Ge cap. 3). Qui aggiunge, con evidente allusione alle conseguenze del peccato di Adamo e di Eva descritte in Genesi 3, che "la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve lha sottoposta" (Ro 8:20). I vv. 19-21 fanno comprendere che la liberazione della creazione "dalla schiavitù della corruzione" seguirà la manifestazione dei "figli di Dio" in gloria, per cui il creato vive nella speranza di questo evento.
In altre parole: nel momento in cui i "figli di Dio" supereranno completamente e definitivamente ogni effetto del peccato, ciò determinerà il capovolgimento dello stato di corruzione e travaglio in cui giace tutta la creazione.
Lattesa del credente (vv. 23-25)
Il fatto stesso di avere (gr. éxontes, "avendo") "le primizie dello Spirito", acuisce il gemiti delle persone giustificate.
Avendo gustato la nuova creazione a livello spirituale, ma trovandosi ancora condizionate fisicamente dallo stato generale della creazione, esse bramano di sperimentare tutto ciò che è insito nella nuova nascita. Quindi, per i giustificati, la vita "nel tempo presente" è caratterizzata dallattesa della piena redenzione (quella del corpo) con cui realizzeranno pienamente la loro adozione.
Il concetto di "primizie" (gr. aparxên) appare spesso negli scritti di Paolo (vedi in particolare 1Co 15:20,23 e Ro 11:16; cfr. Ro 16:5 e 1Co 16:15) ed esprime sempre lidea di inizio di qualcosa di più esteso dello stesso genere. Chi ha visto maturare i primi fichi, che in genere sono particolarmente belli e gustosi, non vede lora di poter farne la raccolta. Ciò che segue alle primizie è la pienezza. Quindi, come in 1Corinzi 15 la risurrezione di Cristo rende certa la risurrezione di quelli che sono di Cristo, così in Romani 8 la redenzione, sperimentata parzialmente ora, figura come garanzia della piena redenzione che avrà luogo quando i santi saranno manifestati con Cristo in gloria.
Nei vv. 24-25 Paolo sottolinea lesistenza di una dimensione della nostra redenzione che non si è ancora realizzata. Si tratta di tutto ciò che ci lega al tempo presente e alla creazione che rimane in uno stato di corruzione.
Il credente è costretto a vivere la futura dimensione della sua salvezza come "speranza" (v. 24). Tale speranza, in quanto resa certa dalle "primizie", lo rende capace di sopportare le difficoltà del presente (gr. di hypomoês, Nuova Riv. "con pazienza"). Beato chi comprende questa necessità e non si illude che la salvezza comporta la garanzia, qui e ora, della redenzione del corpo.
Dal momento che il corpo di ogni credente è soggetto a una progressiva degenerazione, chi si aspetta la piena redenzione ora rischia di mettere in dubbio anche la realtà delle primizie della sua salvezza per perdere poi la viva speranza della sua piena realizzazione, al momento del ritorno di Cristo .
"Lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza"(vv. 26-27)
La certezza che la speranza cristiana non deluderà anzi sostiene i discepoli di Gesù nei momenti difficili.
"Allo stesso modo ancora" lo Spirito Santo viene in soccorso (gr. sunantilambánetai) della nostra debolezza (v. 26).
La debolezza menzionata da Paolo è quella di non sapere per che cosa pregare.
La preghiera è unattività legata alla ricerca della volontà di Dio. Spesso i discepoli di Cristo che bramano la piena redenzione, si sentono smarriti in questo mondo in cui perdura lingiustizia. Questo incide sulla loro capacità di pregare in modo intelligente. In questo, come anche in altri aspetti della vita, lo Spirito Santo viene in soccorso.
I sospiri ineffabili con cui lo Spirito intercede "per noi" non possono riferirsi al parlare in lingue, in quanto Paolo esclude che tutti i credenti abbiano tale dono (1Co 12:30) mentre laiuto dello Spirito di cui si parla qui è diretto a tutti.
È davvero sorprendente che lo Spirito Santo "intercede egli stesso per noi", eppure non senza di noi.
Infatti Dio investiga i nostri cuori per conoscere "quale sia il desiderio dello Spirito" a nostro riguardo (v. 27). Evidentemente il desiderio dello Spirito potrebbe non coincidere con il nostro desiderio. Daltra parte cè perfetta armonia fra il desiderio dello Spirito e "il volere di Dio". Quindi il ministero di intercessione dello Spirito contribuisce a far sì che la volontà di Dio si realizzi nella vita di coloro che sono diventati coeredi di Cristo e attraverso di loro.
Per lo studio personale o di gruppo
1. Quali fatti e considerazioni fanno comprendere che dopo la sofferenza del tempo presente, i discepoli di Gesù saranno manifestati con lui in gloria? Quali saranno gli effetti di questa manifestazione sul resto della creazione?
2. Quali fattori aiutano il credente a vivere la fase attuale della salvezza?
(16. continua)
Rinaldo Diprose