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Una riflessione su Ebrei 11


NOÈ, ABRAAMO, MOSÈ E NOI


Essere al posto giusto, al momento giusto, per fare le cose giuste è essenziale per conoscere i frutti di una vita benedetta e gradita al Signore. Ognuno di noi ha ricevuto mi compito da Dio: è necessario conoscerlo per eseguirlo senza però togliere lo spazio donato da Dio agli altri e rimanendo nei limiti assegnati del nostro ruolo. Ma, per rendere tutto questo possibile, è necessario avere, oggi più che mai, una fede solida, non tollerante nei confronti della menzogna e pronta ad operare seguendo le indicazioni della Parola del Signore.



La fede non può essere tollerante

Fede!! Che parola nobile! Tutti parlano di fede; fede in qualunque cosa o persona o istituzione.
Nella nostra società non importa in che cosa si pone la propria fede, l'importante è averne una!
Ma... che cos'è LA FEDE?
Il vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli la definisce così:
"Credere solidamente nella verità e giustezza di un assunto" e ancora: "Complesso dei principi fermamente seguiti nella vita morale".
Bello, no? Sembra che, in teoria, nella fede non ci sia spazio per vedute egocentriche ed opportunistiche; ma in realtà come funziona?
Volete sapere che cosa credono, ad esempio, i tedeschi?
L'arcivescovo della Baviera descrive così la fede dei suoi connazionali:

"Un po' di Dalai Lama, una dose di Madonna di Lourdes, un pizzico di veduta anticlericale del protestantesimo, un cucchiaione di esoterismo, il tutto condito con la filosofia e adagiato su un'insalata che si chiama «Tanto abbiamo tutti lo stesso dio». Ecco la religiosità rattoppata dei tedeschi!".

Ci viene spontaneo chiedere: "E gli italiani?".
Con poche variazioni (un sensibile aumento dell'ingrediente "Madonna" e un'abbondante dose di superstizione al posto dell'influenza protestante) la "ricetta" è la stessa.
Tedeschi e italiani (ma non solo loro!) sì sono costruiti una "fede" su misura. Una fede nella quale stare comodi, una fede che non stringe e non tira, che non accusa e non condanna.
Perché - si pensa - la fede deve farci sentire bene, deve dare qualcosa, deve soddisfare e trasmettere emozioni piacevoli ed appaganti. La fede deve valorizzare il proprio "io".
E allora si va in cerca degli ingredienti giusti. In tutte le religioni si trova qualcosa che fa al caso proprio.
Si mescola tutto e... voilà: la religione e il dio che fa per me!
E, dato che a questa mescolanza è stata aggiunta un'abbondante dose di tolleranza, si rispettano con generosità i miscugli degli altri.
Tutto viene così tollerato e giudicato "interessante": tutto... tranne la fede nell'unico Dio che attraverso l'unico mediatore, Gesù Cristo, ha provveduto un'unica salvezza.
La fede che ci presenta la Bibbia, non è e non può essere tollerante.
Non è vero che "tutte le strade portano a Roma": è un inganno sostenere che a Dio si possa comunque arrivare, anche per strade diverse ed è una grossa bugia l'idea che l'uomo possa scegliere e dettare in quale modo essere salvato.
Chi ha una fede assoluta, basata sulla rivelazione divina contenuta nella Bibbia, non potrà non essere in qualche modo emarginato da tutti gli altri!
Possono infatti la luce e la tenebre camminare insieme, mano nella mano?
Nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei c'è una lista di persone.
Hanno in comune la loro fede nell'unico e vero Dio.
Tutti erano circondati da ribelli, increduli, ipocriti ed idolatri.
Tutti avevano il compito di portare avanti l'opera che Dio aveva loro assegnato in mezzo a difficoltà, a sofferenze, a delusioni.
Tutti loro facevano le cose giuste, al momento giusto e nel posto giusto!

Noè

Nessuna invidia per il compito di Noè, vero? Che frustrazione dev'essere stato per quest'uomo non essere riuscito a convincere nessuno ad entrare cori lui e con i suoi familiari nell'arca!
Quante volte Noè avrà pensato:
"Sono un fallito. Il mio lavoro non porta nessun frutto; io parlo, parlo e non succede niente! Non valgo niente, è tutto inutile!"
Ma Noè era al posto giusto: costruì l'arca sulla terra asciutta, senza acqua nelle vicinanze; caricò gli animali quando nel cielo non c'era una nuvola ed entrò dentro l'arca con la sua famiglia quando tutti gli altri ridevano e ballavano.
Noè era pienamente nella volontà A Dio e, anche se lui non ha visto risultati tangibili di tutti i suoi anni di avvertimenti anche se ha dovuto veder morire annegati tutti i suoi contemporanei, il SUO lavoro ha portato un abbondante frutto nei secoli futuri!
La fede di Noè non era legata alle cose visibili. Lui era certo che Dio, l'Eterno, avrebbe adempiuto le sue promesse malgrado le apparenze contrarie.

Abraamo


Abraamo è l'uomo delle promesse. Quante promesse ha rivolto Dio a quest'uomo fedele che è sempre rimasto costante ed ubbidiente anche quando i fatti sembravano dare torto a Dio!
Abraamo abitò in Canaan, la sua terra promessa, come straniero, senza diritti, senza proprietà, ricco solo delle straordinarie promesse divine.
La sua casa era una tenda, lui e la sua famiglia erano nomadi. Ma Abraamo aveva lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono (2Co 4:18).
La sua fiducia era così grande che fu pronto a sacrificare Isacco, il figlio della promessa. Egli sapeva che la sua discendenza era legata ad Isacco ed era convinto che l'Eterno avrebbe potuto risuscitare questo suo figlio.
Abraamo aveva superato la prova della sua fede. Ed anche se non ha visto l'adempimento di tante promesse, non si è mai scoraggiato.
In mezzo a tutti gli altri che veneravano dei di pietra e di metallo, lui è rimasto fedele all'unico e vero Dio, portando a termine il suo compito.

Mosè

Dopo la vita di Isacco, Giacobbe e Giuseppe, che avevano ognuno di loro, compiti non facili, arrivò per Israele la schiavitù e Dio scelse Mosè per usarlo come portavoce ed ambasciatore per liberare il suo
popolo.
Mosè umanamente non era all'altezza della situazione: oggi diremmo che non aveva la stoffa per essere un leader, ma nelle mani di Dio egli divenne la dimostrazione della potenza divina.
Sfidò l'ira del Faraone e, cosa più difficile e più pesante, l'incredulità e la ribellione del suo stesso popolo.
Per 40 anni Mosè ha guidato questa gente nel deserto. Tante volte è stato accusato da loro, attaccato ed aggredito. Sapete quale era la fede di questo popolo?
"Un pizzico ben proporzionato di ogni divinità dell'Egitto (giusto per non fare parzialità), una manciata di adorazione degli astri, una dose abbondante di vitello d'oro e, all'occorrenza anche un po' di Jahwè, il Dio di Mosè".
Vi risulta familiare questo miscuglio? Non vi sembra che il popolo d'Israele assomigli in maniera sorprendente al popolo tedesco o a quello italiano?
Cambiano i tempi, cambiano gli ingredienti, ma il risultato è sempre lo stesso: un intruglio rivoltante che mai potrà avvicinare l'uomo a Dio!
Eppure Mosè ebbe a che fare con questa gente non un giorno oppure un mese, ma ben 40 anni!
Mosè sapeva che Dio lo aveva messo in quel posto e questo era l'unico motivo valido per non fare fagotto e lasciare quel popolo al suo destino.
Mosè guardò avanti verso la terra promessa. Ma... dopo tutti questi anni di fatica, lacrime, lotte, preghiere e privazioni, Mosè fu costretto a morire prima di entrarvi! Dio gli concesse di gettarci uno sguardo, ma non gli fu permesso di toccare la terra che era stata oggetto del suo desiderio. Non ha visto il frutto del suo lavoro. Ha visto un popolo di mormoratori che piano piano morirono tutti nel deserto a causa della loro incredulità.
Ma Mosè sapeva che Dio avrebbe portato a compimento le sue promesse! E' rimasto fedelmente al suo posto, finché Dio lo volle lì e poi ha passato il testimone a Giosuè.

Vittorie e sconfitte

Il successore di Mosè, Giosuè, ha portato Israele nella terra di Canaan.
Quante battaglie sono state vinte!
Purtroppo, in seguito alla disubbidienza del popolo di Dio, si sono verificate anche delle amare sconfitte.
Il tempo dei Giudici è caratterizzato da periodi di grande sofferenza, alternati a momenti di vittoria sui. nemici per mano di uomini scelti da Dio per liberare il popolo.
Anche Davide, il re, è stato vittorioso in tanti combattimenti contro i suoi nemici. Però non sempre i risultati furono così belli, così entusiasmanti e positivi!
Molti eroi della fede non hanno sperimentato la liberazione terrena: hanno subito scherni, frustate e prigione. Sono stati lapidati, torturati, segati, uccisi di spada.
Dio non era con loro? Sì!!
Il loro compito era gravoso, ingrato e molto scomodo, ma loro stavano facendo esattamente ciò che Dio aveva chiesto loro di fare! La loro ricompensa non era terrena, ma celeste. Tutte queste persone non avevano scelto una fede che li faceva stare bene, che li appagava e li valorizzava!
Il loro fondamento non era il proprio interesse ma la volontà di Dio, costi quel che costi! Con la loro vita hanno dimostrato la loro fede!

E noi?

Siamo d'accordo che Dio è lo stesso, ieri, oggi e in eterno, vero?
Dio ha dato ai credenti sotto l'antico patto dei compiti; ha assegnato ad ognuno di loro il suo posto e ha dato loro la potenza per assolvere bene l'opera. Questo vale anche per noi, per me, per te!
Spesso invece non vorremmo essere nel posto in cui ci troviamo; preferiremmo essere persone diverse con compiti differenti. Ma attenzione! Questo è un pericoloso autoinganno!
Nel mondo ogni persona sta nel posto dove la volontà perfetta del Padre l'ha voluta. Se vogliamo fare progressi nella nostra vita e se desideriamo aiutare gli altri a fare passi avanti, allora dobbiamo stare al nostro posto con tutte le forze del nostro corpo e della nostra anima.
Dio ha un piano per ognuno di noi; c'è un compito per tutti e Dio vuole servirsi, senza eccezioni, di ogni credente.
Tutti insieme siamo il corpo di Cristo. Ogni membro è fatto in modo diverso per assolvere una funzione differente. Ma tutte le membra dipendono le une dalle altre. In una partita di calcio ogni giocatore ha un suo ruolo preciso; se ognuno da il massimo e sta fedelmente al suo posto, certamente i risultati si vedranno.
Ma ognuno ha bisogno dell'altro.
Un centravanti, anche se bravissimo, non potrà mai vincere una partita da solo. E che cosa farebbe l'attacco senza la difesa o la squadra più forte senza il portiere? Per questo motivo non dobbiamo cercare di essere come qualcun altro oppure pretendere che tutti gli altri siano come noi.
Non esiste una gerarchia tra i credenti! Non ci sono credenti superiori e credenti inferiori! E' vero che alcuni lavori sono più appariscenti degli altri, ma non sono per questo necessariamente più importanti.
Quando noi stiamo al nostro posto e facciamo con fedeltà il lavoro che Dio ci ha dato, quando siamo ubbidienti alla sua volontà, allora non ci sarà bisogno (e neanche tempo) di chiederci chi ha più valore.
Nella Parola di Dio troviamo tanti esempi di persone che, pur facendo le cose giuste, non hanno visto il frutto.
Possiamo però essere certe che, se siamo al posto giusto e facciamo le cose giuste, al momento giusto, come hanno fatto Noè, Abraamo e Mosè ci saranno frutti e, anche se noi non li vediamo, Dio li vede sicuramente!
Con la seguente "preghiera", tratta dal libro "Herr da bin ich" di Michel Quoist vorrei invitarvi a riflettere sul vero significato di fede vissuta e incoraggiarvi a stare al vostro posto con fedeltà e costanza e a fare un buon lavoro sotto la guida e la potenza del nostro Signore.

Partita di calcio notturna

La notte ha cominciato a muoversi nello stadio, si è popolata di diecimila ombre.
E quando i fari hanno dipinto il velluto dello spazioso manto erboso, la notte ha intonato un coro, alimentato da diecimila voci.

Poi il direttore del gioco ha dato il segno d'inizio
e la cerimonia maestosa è cominciata senza ostacoli.
La palla bianca è volata da giocatore a giocatore
come se prima fosse stato preparato tutto nei minimi dettagli.
E’ volata in alto sopra le teste ed è rotolata in basso sull'erba verde.
Ognuno era al suo posto: ha preso la palla quando era il suo turno
e con un calcio ben misurato l'ha passata al compagno
che fedelmente l'ha accettata e a sua volta l'ha passata oltre.

E siccome ognuno ha assolto il suo compito,
ognuno ha dato l'impegno richiesto,
sapendo che tutti gli altri avevano bisogno di lui,
la palla è avanzata lentamente ma senza indugio
e quando ogni singolo atleta aveva sperimentato la fatica e l'impegno,
quando i cuori degli undici giocatori erano uniti,
il gruppo ha fatto un respiro profondo
e ha segnato il gol vincente.

Nel tornare a casa, quando la folla si è dispersa nella notte,
ho pensato, o Signore, che la storia umana è per noi come una grande partita,
un cerimonia meravigliosa che ebbe inizio al mattino dei tempi
e che sarebbe finita solo
quando l'ultimo dei partecipanti avrebbe terminato il suo ultimo movimento.

In questo modo, o Signore, ognuno ha il suo posto;
come allenatore previdente tu lo hai preparato da sempre per ogni singola persona.
Tu ci puoi usare qui, al nostro posto;
i nostri fratelli hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro.
Non è importante il posto, Signore, nel quale io devo stare
ma la forza della mia disponibilità e fedeltà.
Se sono ciò che devo essere con tutte le mie forze,
che cosa importa se sto in prima linea oppure più indietro o nascosto?

Esamina, Signore, il mio giorno, come l'ho passato...
Sono rimasto troppo al limite del campo, con le mani in tasca
a criticare gli sforzi degli altri?

Ho occupato nel migliore dei modi il mio posto
e mi hai trovato lì quando guardavi il gioco?
Ho collaborato bene col mio vicino e anche con quello dell'altra estremità del campo?
Ho "servito" bene i miei compagni
o mi sono dato da fare per attirare l'attenzione su di me e ho giocato con egoismo?
Ho costruito il gioco in modo da poter avere la vittoria insieme a tutta la squadra?
Ho combattuto fino alla fine malgrado le sconfitte, le botte e le ferite?
Mi sono lasciato distrarre dai commenti gridati dagli spettatori,
mi sono scoraggiato per la loro incomprensione e le loro critiche
oppure mi sono gonfiato per i loro applausi?
Ho pensato di pregare per questa partita
o mi sono dimenticato che agli occhi di Dio questo gioco non è un gioco?

Ora torno nello spogliatoio per riposarmi, o Signore.
Quando tu domattina darai il fischio d'inizio, giocherò un altro tempo,
e così ogni giorno...

Fa' che questa partita, giocata con tutti i miei fratelli,
sia fatta come tu desideri,
e fa' che quando il tuo ultimo fischio porrà termine alla nostra vita,
siamo pronti per il "primo" premio nei cieli.


Pia Bassetti